Tutto sul passaporto digitale per prodotti tessili
Anche i prodotti, e in particolare i prodotti tessili, a breve avranno la loro identità digitale, grazie alla quale i consumatori potranno conoscere importanti informazioni sul loro ciclo di vita. È proprio a questo che serve il Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport o DPP), un importante strumento di trasparenza che avrà di certo un grande impatto su tutta la filiera.
Per le imprese, si tratta di un’ottima opportunità per differenziarsi dalla concorrenza in base alle proprie pratiche virtuose, mettendole in valore e vedendo riconosciuti i loro sforzi in direzione di una maggiore sostenibilità.
Ma come funzionerà concretamente il Passaporto Digitale in particolare per i prodotti tessili? Da quando scatterà l’obbligo? E quali aziende saranno coinvolte?
Cos'è il passaporto digitale per prodotti tessili
Introdotto dal Regolamento Ecodesign UE 2024/1781, entrato in vigore il 18 luglio 2024, il Passaporto Digitale del Prodotto rientra appieno in quella serie di misure già avviate con il Green Deal Europeo e con il Piano d’Azione per l’Economia Circolare 2020 e il cui scopo, come accennavamo poco sopra, è promuovere la trasparenza e incentivare una svolta in un senso di maggiore sostenibilità e durabilità dei prodotti.
Non solo, ma il Passaporto Digitale di Prodotto è una delle novità più rilevanti introdotte negli ultimi anni, insieme alla Responsabilità Estesa del Produttore, ed è pensato con le seguenti caratteristiche:
- si tratta di uno strumento digitale per la raccolta e la condivisione di informazioni dettagliate sui prodotti e sul loro ciclo di vita
- avrà la forma di un QR code o di un’altra modalità di accesso, che, grazie a una semplice scansione, consentirà ai consumatori, ma anche alle autorità, di conoscere tutte le informazioni più importanti di un prodotto
- per i consumatori si tratterà di un importantissimo strumento per compiere scelte di acquisto consapevoli, mentre le aziende potranno valorizzare al meglio le loro buone pratiche produttive, quali ad esempio l’uso di materie prime riciclate o provenienti da coltivazione sostenibile.
Quando diventerà obbligatorio
La normativa prevede tempistiche di entrata in vigore dell’obbligo di DPP che differiscono da settore a settore. Per il settore tessile, tale obbligo scatterà nel 2027, mentre nel corso del 2026 la Commissione Europea adotterà gli atti delegati finali che offriranno un quadro normativo completo per l’implementazione.
Quale aziende sono coinvolte e come
Saranno coinvolte dall’obbligo tutte le aziende della filiera tessile che operano in UE. Questo include:
- le aziende produttrici, che dovranno fornire tutte le informazioni necessarie con la massima trasparenza
- le aziende importatrici, interessate dallo stesso dovere di trasparenza
- le aziende distributrici, le quali dovranno verificare la presenza del DPP prima che il prodotto venga immesso sul mercato
- le aziende rivenditrici, che dovranno garantire che i consumatori abbiano un facile accesso al DPP, anche nel caso di acquisti online.
Per quanto riguarda le categorie di prodotto coinvolte, queste includono tutti i prodotti tessili e di abbigliamento, tra cui:
- abbigliamento vero e proprio
- scarpe e accessori
- tessili per la casa
- valigie e borse realizzate con materie prime tessili.
La strategia europea per una maggiore trasparenza del settore tessile
L’esatto elenco delle informazioni che il Passaporto Digitale per i prodotti tessili dovrà contenere sarà definito nel corso del 2026, ma si ipotizza che includerà:
- dati del produttore
- dettagli del prodotto (come colore, taglia, e via dicendo)
- luogo di produzione
- impronta di carbonio e altri indicatori ambientali
- sostanze chimiche presenti
- origine delle materie prime
- presenza di componenti riciclate
- durabilità
- possibilità di riparazione e di riutilizzo
- informazioni sul disassemblaggio
- informazioni sul riciclo.
Come si può comprendere, l’accesso a simili informazioni consentirà:
- scelte di consumo più consapevoli da parte dei consumatori
- la messa in valore di pratiche virtuose
- lo sviluppo di filiere virtuose che prediligono materiali naturali, facilmente riciclabili e durevoli
- l’incentivazione di pratiche di economia circolare, basate sul disassemblaggio, il riciclo e la riparabilità dei prodotti.
Le sfide del DPP per le aziende tessili
Anche se l’esatta modalità di implementazione del DPP nel settore tessile italiano ed europeo è ancora in discussione, è chiaro che un cambiamento di tale portata non può essere esente da sfide per le imprese. Garantire un inserimento fluido dei nuovi requisiti di conformità all’interno dei processi di produzione, distribuzione e commercializzazione sarà indispensabile per evitare rallentamenti nell’immissione dei prodotti nel mercato UE e il mancato rispetto della legge, con conseguenti sanzioni.
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